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Pallagrello Nero

PALLAGRELLO NERO
The same confusion which long existed between Pallagrello Bianco and Coda di Volpe Bianco also characterized Pallagrello Nero, the red grape version of the variety, for generations identified as "Coda di Volpe Nero". Just to supply some additional confusion, G. Froio, writing in 1875, describes as similar both a Coda di Volpe Nero widely planted in the province of Avellino and a "Pallagrella Nera" cultivated in the province of Caserta, the current home base of Pallagrello production in general, while, to further muddy the waters, M. Fera, in a monograph of 1881, speaks of a "Piedilungo" cultivated in Calabria, to the south of Campania, whose physical characteristics seem to match remarkably well those of Pallagrello Nero. Piedilungo, in Italian, simply means "long foot", and the long and cylindrical bunch of Pallagrello, without any of the wings at the "shoulders" which characterize many other varieties, could easily seem to resemble a slim and elongated foot.
 
The history of the grape, instead, something probably of more interest to wine drinkers than the kind of technical descriptions of bud, shoot, leaf, bunch, and berry which characterizes the science known as ampelography, is not significantly different than that of the white-grape version of Pallagrello. Both were noted in the "Fan Vineyard" of the Bourbon king of Naples and Sicily, Ferdinand IV and Gianfrancesco Trutta, the eighteenth century historian of the province of Caserta, after remarking upon the small, pellet-like berries of the grape, wrote that its lovely ruby color and sweetness of flavor made it a particularly appreciated wine.
 
Like its white-grape counterpart, Pallagrello Nero is principally cultivated in a somewhat limited area of the province of Caserta in the Campania region of Italy's south: the townships of Alife, Alvignano, Caiazzo, and Castel Campagnano and areas contiguous to these townships. It was once present as well somewhat further to the north in a part of Caserta known as Conca della Campagna where it supplied the most important grape in the blend of a wine known as "rosso di Conca". This and other Pallagrello Nero-based wines were already known for their aging ability, to the point that they were not only described as the best wines of the province but also capable of lasting well over a decade. This is undoubtedly the tradition which Luigi Veronelli had the opportunity to personally verify in the 1960's when he described the wine as "ample and pleasurable", "structured and solid", a "lovely red in color". Words echoed by such local writers as Zamboni and Rivieccio ("full-bodied, soft, elegant with aging") and Montanari who, in noting the attractive light tannins of the wine, named it, along with Falerno, the best red wine of this part of Campania.
 
Pallagrello Nero shares with its cousin Pallagrello Bianco a bunch and berry rather low in weight, a favorable factor for quality which is undoubtedly responsible for the ruby color of the wine. Though experimentation with the variety is only in the initial stages, the alcohol level is good, the acidity balance, and the flavors full to medium-bodied, not as tannic and intense as Casavecchia and probably less suitable for very lengthy aging, but certainly a wine which can be cellared and will improve with time. The aromas are notably peppery in character, somewhat like the red wines of the Rhône, the texture smooth and velvety. In short, the wine is something new in the overall Italian panorama and, like others from Italy's south, is part of an important process which is bringing a different range of sensations to wine-loving consumers in search of something new and interesting, not simply the tried and true.


PALLAGRELLO NERO
La stessa perdurante confusione fra il Pallagrello Bianco e il Coda di Volpe Bianco caratterizzava, nei secoli, pure le discussioni sul Pallagrello Nero, il vitigno a bacca rossa per generazioni identificato con il Coda di Volpe Nero. E, per aggiungere ulteriori complicazioni, il Frojo, nel 1875, descrive come simili sia un Coda di Volpe Nero largamente diffuso nella provincia di Avellino che una "Pallagrella Nera" coltivata nella provincia di Caserta, l'attuale territorio di base della varietà, mentre, per aumentare ulteriormente il rischio di non capire più nulla, il Fera, in uno studio monografico del 1881, parla di un "Piedilungo" coltivato in Calabria, le cui caratteristiche morfologiche paiono corrispondere con una certa precisione a quelle del Pallagrello Nero. Il grappolo lungo e cilindrico di questa uva, per nulla - a differenza di quello di tanti altri vitigni - alato, potrebbe, con un po' di fantasia, facilmente essere paragonato ad un piede snello e allungato e pienamente giustificare questo secondo nome.
 
La storia della varietà, invece - argomento probabilmente più stimolante per i consumatori di vino, di quanto non lo siano cognizioni di ampelografia quali le descrizioni tecniche di germoglio, foglia, tralcio, grappolo e acino - non diverge in modo significativo da quella dell'omonimo bianco. Tutte e due erano presenti nella "Vigna del Ventaglio" del re borbonico di Napoli e della Sicilia, Ferdinando IV, e Gianfrancesco Trutta, lo storico settecentesco della provincia di Caserta, dopo aver notato i piccolissimi acini del vitigno, scrisse che il bel colore rubino e la dolcezza dei sapori lo aveva reso un vino particolarmente apprezzato e ricercato.
 
Come la controparte bianca, il Pallagrello Nero è presente in un'area alquanto limitata della provincia di Caserta: i comuni di Alife, Alvignano, Caiazzo e Castel Campagnano e le aree contigue ad essi. La varietà fu anche coltivata, una volta, più a nord, in una zona della regione conosciuta con il nome di Conca della Campagna, dove fornì l'uva principale del rosso che portò il nome, per l'appunto, "Rosso della Conca". Questo ed altri vini a base di Pallagrello Nero furono rinomati per la longevità, al punto che furono descritti non solo come i migliori della provincia di Caserta, ma anche capaci di durare ben più di un decennio. Questa fu, indubbiamente, la tradizione conosciuta da Luigi Veronelli nel 1960 quando descrisse il vino come "largo e compiaciuto per franca struttura e nerbo sodo, di bel colore rosso schietto". Parole echeggiate dagli scrittori locali Zamboni, Riviccio ("di gusto pieno, corposo, morbido, che si affina invecchiando") e Montanari, il quale, nel notare i gradevoli tannini leggeri del vino, lo nominò, insieme con il Falerno, il miglior vino della Campania.
 
Il Pallagrello Nero condivide con il cugino di carnagione bianca il grappolo e l'acino piuttosto basso di peso, caratteristica positiva dal punto di vista qualitativo e chiaramente responsabile dell'attraente tonalità rubino del vino. Sebbene la sperimentazione con il vitigno sia solo agli inizi, il livello dell'alcol dei vini pare molto buono, l'acidità equilibrata e i sapori pieni ed ampi, forse meno tannici e intensi del Casavecchia e meno adatti a lunghissimo invecchiamento, ma sicuramente idonei ad un affinamento sostanziale. Gli aromi del vino sono piuttosto pepati, come quelli dei vini del Rodano meridionale, la trama levigata e vellutata. Il Pallagrello Nero, in parole povere, è qualcosa di nuovo nel panorama italiano, e, come altri del meridione del paese, fa parte di un processo storico che sta apportando tutta una serie di nuove sensazioni agli appassionati dei vini d'Italia alla ricerca di qualcosa di diverso e interessante, non semplicemente il trito e ritrito.




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